Le tre domande a cui la tua homepage deve rispondere

Lo schema di una homepage: apertura, azione principale, blocchi e chiusura

La homepage è l'unica pagina che quasi tutti vedono e quasi nessuno legge. Ci si arriva, si scorre, si decide se restare. Progettarla bene non significa renderla bella: significa far trovare in fretta una risposta a chi è appena entrato.

Questa guida è per chi ha un'attività e un sito da rifare o da sistemare, non per chi progetta siti di mestiere.

Le tre domande a cui deve rispondere

Chiunque arrivi sulla tua homepage ha in testa tre domande, e se non trova risposta se ne va.

Che cosa fate? Non il posizionamento, non la missione: il mestiere, in parole che userebbe un cliente. «Soluzioni integrate per la trasformazione digitale» non risponde. «Riparazione di caldaie a Bergamo» sì.

È roba per me? Una tipografia che stampa per le aziende e una che stampa tesi di laurea fanno lo stesso mestiere e parlano a due persone diverse. Chi legge deve riconoscersi.

Cosa faccio adesso? Deve esserci un'azione evidente e una sola principale: chiedere un preventivo, prenotare, comprare, chiamare. Se ce ne sono sei, non ce n'è nessuna.

Se la tua homepage risponde a queste tre in alto, sopra il primo scorrimento, il resto è rifinitura.

Gli elementi che ricorrono sempre

L'apertura. Un titolo che dice il mestiere, una riga che lo precisa, un bottone. È lo spazio più prezioso del sito: non sprecarlo con uno slogan che potrebbe stare su qualunque altro sito.

La prova. Qualcosa che dica che esisti davvero e che qualcuno si è già fidato: clienti, numeri veri, una certificazione, recensioni. Senza prove il resto sembra una promessa.

L'offerta. Tre o quattro blocchi con quello che vendi, ognuno che porta alla sua pagina. La homepage non deve spiegare tutto: deve smistare.

Le obiezioni. Quanto costa, quanto ci vuole, cosa succede dopo. Le domande che ti fanno al telefono sono quelle che vanno anticipate qui.

La chiusura. In fondo, chi è arrivato fin lì è il più interessato di tutti. Ripeti l'azione principale.

I contatti, visibili. Telefono, email, indirizzo. Una partita IVA e un indirizzo fisico valgono più di mille parole sulla serietà.

Gli errori che si pagano

  • Il carosello che scorre da solo. Ruba il punto più importante della pagina e cambia messaggio prima che venga letto. Se hai tre cose da dire, scegline una.
  • Lo slogan intercambiabile. Se copri il logo e la frase potrebbe essere di un concorrente, quella frase non sta lavorando.
  • Il muro di testo. Chi arriva scorre, non legge. Titoli che si capiscono da soli, paragrafi corti, elenchi.
  • Il bottone che non si trova. Un'azione principale, ripetuta in alto e in fondo, sempre con le stesse parole.
  • Le immagini enormi. Una foto da 4 MB non si vede meglio: si vede più tardi. E chi aspetta, spesso, chiude.
  • Il sito costruito per il telefono per ultimo. La maggior parte delle visite arriva da lì. Guarda la tua homepage sul tuo telefono prima che dal tuo monitor.

Quattro impostazioni, secondo cosa fai

Tipo di attivitàL'apertura punta suAzione principaleCosa non deve mancare
Servizi professionaliIl problema che risolviChiedi un preventivoChi sei, referenze, tempi
Negozio onlineI prodotti e le categorieCompra / EsploraSpedizioni, resi, pagamenti
Attività localeCosa fai e doveChiama / PrenotaMappa, orari, telefono grande
Software o servizio in abbonamentoCosa fa il prodotto, in una rigaProvaloPrezzi chiari, cosa è incluso

La differenza vera non è grafica. È quale informazione vale di più per chi entra: al cliente di un'officina interessa dove sei e se rispondi al telefono, al cliente di un gestionale interessa quanto costa e se si integra con quello che già usa.

La velocità fa parte del progetto

Una homepage curata che apre in tre secondi funziona peggio di una homepage normale che apre in mezzo secondo. La pazienza di chi arriva da una ricerca è corta, e il tempo di attesa è la prima cosa che sperimenta del tuo lavoro.

Tre cose che pesano più delle altre, in ordine di resa:

  1. Le immagini. Esportale della misura in cui vengono mostrate, in formato moderno, e lascia che si carichino quelle in fondo solo quando servono.
  2. Quello che carichi da fuori. Ogni widget, mappa, chat e font esterno è una connessione in più verso un server che non controlli.
  3. Dove sta il sito. Un server lento mette un ritardo sotto a tutto il resto, e nessuna ottimizzazione lo recupera.

Checklist prima di pubblicare

  1. Si capisce che cosa fai senza scorrere?
  2. Si capisce per chi è?
  3. C'è una azione principale, evidente?
  4. Il titolo funzionerebbe solo per te, o anche per un concorrente?
  5. C'è una prova che qualcuno si è già fidato?
  6. Le tre domande che ti fanno al telefono trovano risposta?
  7. Telefono ed email si trovano senza cercarli?
  8. L'hai guardata sul telefono, in verticale, con i tuoi occhi?
  9. Le immagini pesano quanto devono?
  10. Quanto ci mette ad aprirsi da rete mobile?
  11. C'è un motivo per tornare, o è tutto uguale da un anno?
  12. Qualcuno che non lavora con te ci ha provato senza spiegazioni?

L'ultima è la più utile delle dodici. Dai l'indirizzo a qualcuno che non c'entra niente, stai zitto e guardalo navigare per un minuto. Quello che non trova è il tuo elenco di cose da fare.

Domande frequenti

Lunga quanto serve a far scegliere, non di più. Conta l'ordine più della lunghezza: se le tre domande - che cosa fate, è per me, cosa faccio adesso - trovano risposta prima del primo scorrimento, il resto può scendere quanto vuoi.
Solo se mostra qualcosa che una foto non mostra. Un video di sottofondo pesa, ritarda l'apertura della pagina e sul telefono spesso non parte nemmeno. Se lo metti, che sia corto, compresso e non indispensabile per capire cosa vendi.
Una. Puoi ripeterla più volte nella pagina, in alto e in fondo, ma deve essere sempre la stessa e con le stesse parole. Sei bottoni diversi non danno sei possibilità: danno un'esitazione.
Rifarla per intero raramente. Va invece rivista quando cambia quello che vendi, quando cambia a chi lo vendi, o quando ti accorgi di rispondere sempre alle stesse domande al telefono: quelle domande sono il pezzo che manca in pagina.
Non sono in concorrenza, ma la velocità viene prima nel tempo: è la prima cosa che il visitatore sperimenta, prima ancora di vedere il design. Una pagina curata che si apre tardi viene giudicata da chi non l'ha ancora vista.